PERCHÉ SONO SIONISTA?!
«Sono sionista perché respiro, perché penso, perché vedo, perché so.»
— Oriana Fallaci
Sono sionista perché per me Israele non è soltanto una parola sulla carta geografica.
È una domanda.
La domanda che ritorna dopo ogni dispersione:
si può avere una casa senza trasformarla in una prigione?
Ed è qui che comincia la Z.I.A.
ZONE IRREALI DI AUTONOMIA.
Né centro sociale
né centro commerciale
né partito
né chiesa
né appartenenza obbligatoria.
La Z.I.A. non domanda da quale parte della barricata provieni.
Domanda soltanto:
sei capace di uscire?
Per anni ho pensato l'autonomia come sottrazione.
Esodo.
Diserzione.
Rifiuto dell'identità consegnata dall'esterno.
Poi ho incontrato un paradosso:
anche chi vuole essere senza patria deve confrontarsi con chi una patria ha dovuto cercarla.
Il mio sionismo nasce dentro questa contraddizione.
Non significa che ogni decisione di un governo israeliano diventi automaticamente la mia.
Uno Stato e un governo non sono la stessa cosa.
Un popolo e un governo non sono la stessa cosa.
Sostenere l'esistenza di Israele, per me, non significa rinunciare alla critica.
Significa rifiutare l'idea che la risposta alle contraddizioni della storia debba essere la cancellazione.
La Z.I.A. sceglie un'altra parola:
ESODO.
Non annientare l'altro.
Uscire dalla macchina che pretende di trasformare ogni identità in una condanna.
Fallaci concludeva il suo ragionamento dicendo, in sostanza, che la sorte di Israele riguardava anche la nostra.
Io la riscrivo attraverso il metodo Z.I.A.:
RESPIRO
PENSO
VEDO
DUBITO
DISERTO
E QUINDI ESISTO
Il mio sionismo non chiede uniformità.
Non chiede obbedienza.
È una posizione personale attraversata dalla stessa domanda che attraversa tutta la Z.I.A.:
come continuare a esistere senza consegnare la propria esistenza a chi vorrebbe definirla al nostro posto?
Per questo dico:
FREE ISRAEL
ma anche:
FREE AUTONOMY
MAKE AUTONOMY GHOST AGAIN
Perché l'autonomia deve poter diventare fantasma proprio quando qualcuno crede di averla finalmente catturata.
Nessun padrone dell'identità.
Nessun monopolio della memoria.
Nessuna cancellazione dell'altro.
Solo una porta aperta nel muro del reale.
Z.I.A. — ZONE IRREALI DI AUTONOMIA
Né centro sociale né centro commerciale.
CASAGRANDE RICCARDO
PREPINT per il SIONISMO POSSIBILE
Dal comunismo autonomo al sionismo ontologico · détournement da Antonio Negri (1933–2023), in memoriam
Antonio Negri ha sostenuto che nel capitalismo maturo la legge del valore entra in crisi. Il valore, per Marx, si misurava sul tempo di lavoro socialmente necessario; ma quando la produzione diventa sociale, cognitiva e affettiva — quando dall’operaio-massa si passa all’operaio sociale e poi alla moltitudine — il lavoro eccede ogni misura. Il capitale continua a catturare ciò che chiama valore, ma non riesce più a misurarlo: è ciò che Negri chiama il travalicamento della legge del valore.
Da qui la svolta ontologica. La politica non è più amministrazione di quantità, ma produzione di essere. Il comune — ciò che sta oltre il privato e il pubblico — diventa il terreno; il potere costituente, la potenza immanente che il potere costituito non riesce a catturare, ne è il motore.
Qui il romanzo compie la sua eresia. Se il valore non è più misurabile, argomenta la Z.I.A., allora nemmeno l’identità politica lo è. Comunista e sionista cessano di essere due quantità opposte sulla stessa scala. Il passaggio dall’uno all’altro non è più un tradimento misurabile: è un movimento costituente, un eccesso di desiderio che nessuna legge del nome può registrare.
Il sionismo ontologico non è allora la misura di uno Stato, ma un’ontologia del ritorno: il desiderio immisurabile dell’ebreo di nessun sangue e di nessun rito, l’ebreo del solo desiderio. Il doppio rifiuto — la domanda del Piccolo, la domanda dell’Antitaliano — è esattamente la domanda che eccede i requisiti dell’archivio: il comune dell’esilio che si fa potenza costituente. Oltre la legge del valore, oltre la legge del nome.
L’agente provocatore, in questa luce, non è la spia: è il potere costituente in persona, colui che eccede ogni identità costituita. Così il romanzo giustifica il passaggio — non moralmente, ma ontologicamente, come movimento dell’immisurabile.
Va detto senza infingimenti: è un détournement. Negri, comunista fino all’ultimo, non ha mai tratto questa conclusione, che appartiene interamente al dispositivo Z.I.A.; qui il filosofo è registro concettuale, non testimone, e compare in memoriam. Che Dio benedica e salvi Israele — anche dentro l’eresia, anche quando la frase si spezza.
Negri è qui registro, non testimone: l’operazione è della Z.I.A.
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