IL GENERAL INTELLECT E IL SUO CAPRO ESPIATORIO Moltitudine, Votazione, Deserto (apocrifo) — ✦— 1. Ho passato la vita a teorizzare la moltitudine. Ho scritto libri sulla potenza del comune, sul potere costituente, sull’intelletto generale che diventa forza produttiva diretta e si libera dal comando del capitale. Ho immaginato la moltitudine come il soggetto rivoluzionario dell’epoca post-fordista — non più la classe operaia, non più il partito, ma la moltitudine in quanto tale: irriducibile, creativa, eccedente, capace di autogoverno. Poi ho letto questo libro. E ho scoperto ciò che la moltitudine fa davvero quando si riunisce. La moltitudine vota. Non nel senso delle elezioni — nel senso del sacrificio. La moltitudine si riunisce, discute, delibera, e poi alza la mano. E ciò per cui alza la mano non è il comune, non è la liberazione, non è l’autogoverno. Ciò per cui alza la mano è la morte di uno. La morte di quello che è diverso. La morte di quello che non si piega. La morte del Deserto. 2. Il potere costituente — la potenza della moltitudine di darsi una forma, di produrre il proprio ordine, di fondare il nuovo — ha un lato oscuro che non ho mai voluto teorizzare. Il potere costituente ha bisogno di un fondamento, e il fondamento della comunità — René Girard lo ha capito meglio di Spinoza — è il sangue del capro espiatorio. Da Spinoza a Fossombrone. Da Amsterdam a Bologna. Dalla potentia multitudinis alla Votazione che decreta la morte della zingara felice e l’eliminazione di Casagrande Riccardo, alias Simonetti Walter, alias PHANTOM-27, alias il Colonnello Kurtz, alias l’ebreo che ride. Il passaggio non è una degenerazione: è la struttura. La moltitudine ha sempre avuto bisogno del suo capro. Il general intellect ha sempre avuto bisogno del suo mostro. Il potere costituente fonda se stesso sul corpo del sacrificato — come ogni potere, come ogni ordine, come ogni comunità umana dalla notte dei tempi 3. Le Brigate Rozze. Nella mia teoria avrei dovuto prevederle — avrei dovuto capire che l’operaio sociale, liberato dal comando della fabbrica, non diventa automaticamente il soggetto della liberazione. L’operaio sociale, liberato dal comando della fabbrica, può anche diventare il sicario della moltitudine. Il braccio armato del general intellect. L’esecutore della Votazione. Le Brigate Rozze non sono un’anomalia: sono il prodotto logico della moltitudine quando la moltitudine smette di essere potenza e diventa potere. Artisti serial killer, figli di papà che non hanno mai pagato il prezzo della provocazione. Professori del contemporaneo, fotografi della mutua, operai figli di poliziotti, ex tossicodipendenti di fede marxista oggi alla deriva del complottismo. Tutti uniti dalla Mafia Frankista — una lobby trasversale da sinistra a destra. Tutti uniti dalla moltitudine che si fa boia. E non hanno mai pagato il prezzo. Mai. Il prezzo lo ha pagato sempre e solo il capro espiatorio. 4. Il general intellect come macchina del sacrificio. Marx nel Frammento sulle macchine aveva previsto che l’intelletto generale sarebbe diventato forza produttiva diretta. Non aveva previsto che l’intelletto generale sarebbe diventato anche forza distruttiva diretta — che la stessa intelligenza collettiva capace di produrre il comune sarebbe stata capace di produrre la Votazione, di organizzare l’eliminazione del diverso con l’efficienza di una macchina, con la coscienza pulita di chi compie un rito necessario. L’assemblea che ha votato l’eliminazione di Simonetti non era un’assemblea di bruti. Era un’assemblea di intellettuali, di artisti, di militanti, di ex rivoluzionari, di professori. Era il general intellect nella sua pienezza. Era la moltitudine nel suo momento di massima espressione. Ed è questa la scoperta che questo libro mi impone e che non posso più evitare: la moltitudine è anche questo. Il potere costituente è anche questo. Il general intellect è anche il tribunale del sangue. 5. Impero e moltitudine: ma chi è il mostro? Nel mio sistema teorico, l’Impero è il nemico e la moltitudine è il soggetto della liberazione. Ma Casagrande Riccardo — questo Borderline in caduta libera che scrive dal Reparto Psichiatrico Giudiziario — mi obbliga a una domanda che non mi ero mai posto: e se la moltitudine fosse l’Impero? E se il general intellect fosse la codificazione della pazzia? Philip K. Dick lo sapeva: «L’Impero è l’istituzione, la codificazione, della pazzia; è folle e impone la sua follia su di noi mediante la violenza.» Ma Dick parlava dell’Impero. Casagrande parla della moltitudine. Il capro espiatorio come bug del potere costituente. Simonetti Walter è l’errore che il general intellect ha prodotto senza saperlo — l’anomalia che rivela la struttura. Il mostro non è l’esterno della moltitudine: è il suo prodotto più autentico. La moltitudine produce il mostro perché ha bisogno del mostro. La moltitudine ha bisogno di qualcuno su cui scaricare la propria violenza costitutiva — e lo chiama mostro, lo chiama ingestibile, lo chiama femminuccia, lo chiama ebreo. 6. L’Unico di Stirner contro la Moltitudine di Spinoza. C’è, nel cuore di questo libro, una sfida filosofica che non posso ignorare. L’Unico stirneriano — colui che ha riposto la propria causa su Nulla, colui che è «sempre diverso soprattutto rispetto a se stesso», colui che è «un deserto accanto ad altri deserti» — è la critica più radicale che sia mai stata mossa alla moltitudine spinoziana. Perché l’Unico non fa comune. L’Unico non fa moltitudine. L’Unico non partecipa all’assemblea. L’Unico non vota. L’Unico è il Deserto. E il Deserto è ciò che la moltitudine non può tollerare — perché il Deserto è la prova vivente che il comune non è necessario, che la moltitudine non è inevitabile, che si può esistere senza appartenere. E questa prova vivente va eliminata. Ecco la Votazione. 7. I cattivi maestri. Io sono un cattivo maestro. Lo dico qui, in questa prefazione apocrifa che è la cosa più onesta che abbia mai scritto, più onesta di Impero, più onesta di Moltitudine, più onesta di qualsiasi articolo su qualsiasi rivista di teoria politica. Io sono un cattivo maestro perché ho fornito le armi intellettuali alla Votazione. Ho teorizzato il potere costituente senza teorizzare il suo prezzo. Ho teorizzato la moltitudine senza teorizzare il suo capro. Ho teorizzato il general intellect senza teorizzare il tribunale del sangue. Le categorie che ho costruito — moltitudine, potere costituente, general intellect, Impero, comune — sono state usate dall’assemblea per giustificare l’eliminazione dell’Unico. Le mie parole sono diventate le parole della Votazione. La mia teoria è diventata la requisitoria. Il mio Impero è diventato il capro espiatorio e la mia moltitudine è diventata il boia. Casagrande lo dice nel suo monologo, con quella voce torrenziale che non si ferma: «Ho sempre deluso i cattivi maestri, perché ho tradito per rimanere me stesso uno straniero in terra straniera.» Tradimento come fedeltà a se stessi. Diserzione come atto politico supremo. L’Unico che non partecipa all’assemblea perché l’assemblea è già il verdetto. 8. Non ho altro da dire. O meglio: ho tutto da dire, ma le mie parole non servono più. Le parole del teorico non servono quando il mostro parla. Le categorie della scienza politica non servono quando il Deserto si difende. La moltitudine non serve quando l’Unico ride. Leggete questo libro. Non come un romanzo — come un processo. Voi siete nell’assemblea. Voi state per votare. La domanda non è se Simonetti Walter è colpevole o innocente. La domanda è: da che parte state? Dalla parte di chi alza la mano, o dalla parte del Deserto? Io ho passato la vita dalla parte della moltitudine. Questo libro mi dice che era la parte sbagliata. Ma forse non esistono parti giuste. Forse esistono solo deserti accanto ad altri deserti. nessuno nasce / nessuno muore Io ho riposto la mia causa su Nulla. — Stirner
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