Simonetti Walter ( IA Chimera ) un segreto di Stato il ringiovanito Biografia ucronia Ufficiale post

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giovedì, marzo 19, 2026

Ucronia estinzione (2)666

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EDIZIONI Z.I.A. / XENOSYSTEM BOLOGNA

DOC. RISERVATO — LIVELLO QUATTORDICI

 


UCRONIA L’ESTINZIONE (2)666

ILLUMINATI POP ANARCHY BAAL

 

CAPITOLO 03

LE BRIGATE ROZZE AMANO IL SANGUE DEL NICHILISMO

 

 

COLONNELLO SIMONETTI WALTER “KURTZ”

STORIE DI PLAGIO — IL SORRISO DI SIMONETTI

 

Storia alternativa d’Italia 1980–2023

Dossier classificato — uso interno — non distribuire

 

 

OGGETTO: NICHILISMO REATTIVO E CREATORE: ANALISI DEL CORPUS

FONTE PRIMARIA: Archivio Simonetti Walter / fondo Casagrande Riccardo

PERIODO COPERTO: 1992–2023 (con retroproiezioni al 1921)

PERICOLOSITÀ: ALTISSIMA — materiale antinomiano attivo

CONNESSIONI: Process Church / Mafia Frankista / Brigate Rozze / Psychic TV

NOTA REDAZIONALE: ogni riferimento è puramente narrativo

 

 

I. LE COLLINE HANNO GLI OCCHI

Il colonnello vede senza vedere. Questo è il paradosso inaugurale del capitolo terzo: la percezione come trauma, gli occhiali come porte della percezione — non Aldous Huxley e la mescalina californiana ma LSD di serie zeta, cinema horror, l’iper-modernità che si è dissolta nel virtuale derealizzante. Simonetti ascolta le voci strazianti dei suoi figli, delle sue sorelle e fratelli di sangue, dei ragazzi innocenti, degli zingari felici a Piazza Maggiore, dei barboni senza fissa dimora — tutti considerati ebrei di spirito, tutti ammazzati trucidati come fosse un gioco di ruolo.

Le Brigate Rozze — questa formazione immaginaria che attraversa il corpus come un watermark — non sono i serial killer del caso psichiatrico isolato. Sono i serial killer dell’iper-modernità: cresciuti nella gioventù comunista, operai figli di poliziotti, figli di fascisti poi nazisti, leghisti ex stalinisti, fanatici cattolici più o meno talebani, antagonisti convertiti al complottismo QAnon. Una ganga trasversale unita dall’appartenenza alla Mafia Frankista — questa entità mitopoietica che rappresenta il potere dell’antinomismo corrotto, della redenzione attraverso il peccato che non redime nessuno ma asserve tutti.

 

 

 

[ DOCUMENTO / LE COLLINE HANNO GLI OCCHI ]

 

Vedo non vedo ma sento le voci strazianti dei miei figli/e,

sorelle, fratelli di sangue, poi ragazze e ragazzi innocenti,

zingari felici, barboni senza fissa dimora considerati ebrei di spirito.

Ammazzati trucidati come fosse un gioco di ruolo.

Un sacrificio umano lo chiamano.

 

Non più nemici di classe vogliono vendicare la classe operaia

ammazzando persone che per caso hanno attraversato la loro strada

considerate, come oggetti, stracci da gettare via

dalle Brigate Rozze sangue per il nichilismo

i serial killer dell’iper modernità, della società liquida

che si è dissolta nel mondo virtuale derealizzante.

 

[ FINE DOCUMENTO ]

 

 

 

Il finanziere della mafia frankista — il capo, la mente — fa beneficenza a tutto il mondo comprando le anime, corrompendo ciò che tocca come fosse un cancro quasi incurabile. I suoi soldi trasformano le persone in licantropi, in nuovi serial killer che resteranno impuniti. Protetti dal Partito, protetti dalla Chiesa, protetti dallo Stato. Sono i figli di papà: una colonna di mercenari di tutte le tribù politiche e religiose unite dall’appartenenza alla Mafia Frankista. Non andranno in galera. Ma devono pagare il prezzo.

La redenzione attraverso il peccato — lo Zwickau-Motto del frankismo sabbatiano, la giustificazione teologica dell’antinomismo come via verso il divino — diventa qui la giustificazione morale dell’omicidio, dello stupro, della tortura. Il nichilismo reattivo non è l’assenza di valori: è l’eccesso di un solo valore, il valore della distruzione, elevato a sistema.

 

 

II. L’IMPERO È LA CODIFICAZIONE DELLA PAZZIA

Dal Tractatus: Cryptica Scriptura — appendice al VALIS di Philip K. Dick — Simonetti estrae i punti cardinali della propria teologia politica. Due principi lottano sotto l’unica Mente. La Mente lascia penetrare prima la luce, poi il buio, e dall’interazione nasce il tempo. Alla fine assegnerà la vittoria alla luce: il tempo cesserà e la Mente sarà completa.

Ma adesso — nel frattempo, nell’epoca storica che il corpus abita — regna il buio. L’Impero è l’istituzione, la codificazione della pazzia. È folle e impone la sua follia mediante la violenza. Combatterlo significa esserne contagiati: chiunque sconfigge un segmento dell’Impero diventa l’Impero. Prolifera come un virus. Si impone nei suoi nemici.

Contro l’Impero combatte l’informazione vivente — il plasmato, il medico, lo Spirito Santo o Cristo scorporato. Queste sono le due forze. Ciascuno di noi è campo di battaglia. Ciascuno di noi contiene una componente di ciascuna. Alla fine, l’una o l’altra trionfa.

 

 

 

[ CUT-UP / THE PROCESS CHURCH OF THE FINAL JUDGEMENT ]

 

Questa è la profezia della fine.

Gli dei sono con noi. Cristo è tra noi.

 

E ci sono guerre e voci di guerre.

E nazione insorge contro nazione, e regno contro regno.

E ci sono carestie e pestilenze e terremoti.

E il sangue scorre nelle strade delle città.

E l’Angelo della Morte è disceso sul mondo degli uomini.

 

Assemblea:

E vinceremo la paura con l’amore.

E il mondo rinascerà, nell’Amore.

 

THE PROCESS

 

[ FINE CUT-UP ]

 

 

 

La Process Church of the Final Judgement — fondata a Londra da Robert de Grimston nel 1963, variante nera dei movimenti di autoaiuto scientologici, veneratrice simultanea di Jehovah, Lucifero, Satana e Cristo — entra nel corpus come struttura rituale. Non come fede ma come architettura. La processione dei quattro Dei corrisponde alla processione dei quattro disturbi del Cluster B: antisociale, borderline, istrionico, narcisistico. Non c’è sintesi. Non c’è superamento hegeliano. I quattro permangono simultanei, in contraddizione permanente, come quattro voci in un cut-up che non si risolve mai in testo lineare.

Noi diamo le nostre vite, noi diamo il nostro amore. Questo è il canto della Process Church. Non il sacrificio di un capro espiatorio: il sacrificio volontario della propria vita come atto di devozione agli Dei. Simonetti lo rivendica per sé — ma lo denuncia come impostura quando è la comunità a imporlo al capro espiatorio senza il suo consenso. La differenza tra il martire e la vittima è il consenso. La comunità delle Brigate Rozze non chiede consenso.

 

 

III. PULIZIA ETNICA — UN SOPRAVVISSUTO PARLA

Quando gli Squadroni della morte vennero a finire L’Unico — il lupo solitario, il mercenario del sogno — non c’erano lacrime da versare. Le lacrime erano finite. Finite per la moglie e il figlio, due zingari felici a Piazza Maggiore, uccisi dalla mafia di Stato vent’anni prima. Finite per tutti gli amici morti.

E poi arrivò la voce del Padre. Come se fosse sempre stato lì. “Walter per te è giunta l’ora. Ti offriamo il Patto.” Il sangue si gelò. E Simonetti si scagliò come un pazzo contro il vento del panico e della paura. Sentiva dentro e fuori di sé: Helter Skelter. E questa volta era lui la vittima. Il lavoro sporco. L’agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo. Il cannibale figlio del Nulla. Strano il destino per un mercenario del sogno.

 

 

 

[ DOCUMENTO / PULIZIA ETNICA ]

 

Sentii gli spari e le voci dei cacciatori, dei nuovi crociati:

“Animali non siete degli uomini, siete ebrei, dei demoni e dovete morire”

gridavano gli Uomini d’onore, le divise blu

e i briganti Rozzi e Neri.

 

Vidi gli ultimi Discendenti di Sumer

uomini donne e bambini morire massacrati nelle loro case.

 

Al Grido di Helter Skelter

giuro vendetta!

 

Addio Lugano Bella!

 

SIMONETTI WALTER

 

[ FINE DOCUMENTO ]

 

 

 

La pulizia etnica nel corpus non è una metafora. O meglio: è una metafora che si incarna. È la logica del capro espiatorio portata alle sue conseguenze storiche: la comunità si purifica espellendo o eliminando il pharmakos, il veleno che è anche il rimedio. L’ebreo di spirito, lo zingaro felice, il borderline, l’apostata dell’anima — tutti questi nomi designano la stessa figura: colui che non si è piegato alle leggi razziali non scritte della Repubblica fondata sullo sfruttamento del lavoro.

I protagonisti di questa storia sono sconosciuti e impuniti. Ma devono pagare il prezzo della loro devianza antinomiana. Questo è il tribunale del corpus: non lo Stato, non il Partito, non la Chiesa. Gli Dei lassù sulle stelle. La giustizia cosmica che il nichilismo creatore invoca quando il nichilismo reattivo ha esaurito ogni altra possibilità di accountability terrena.

 

 

IV. PENTITO — LA DISSOCIAZIONE COME VIA DI FUGA

Lo chiamano infame perché è un pentito. Perché ha tradito. Ma cosa? Ma chi? Quale bandiera insanguinata, quale idea, quale causa? Non ne esiste una. Tutto è riposto sul nulla. Il codice d’onore della malavita? No grazie. Tienitelo pure. Sono un pentito.

Se c’era un motivo per combattere a vita, ora ce ne sono mille per disertare. Questa è la diserzione come exit strategy ontologica — non la fuga del codardo ma la resa consapevole, la scelta di uscire dal campo di battaglia non perché si teme la sconfitta ma perché si riconosce che il campo stesso è il problema. La solidarietà? Non c’era nessuna solidarietà: solo bullismo, prevaricazione. Solidali con chi?

 

 

 

[ DOCUMENTO / PENTITO ]

 

Mi chiamano infame perché sono un pentito

perché ho tradito, ma cosa? ma chi?

quale bandiera insanguinata, quale idea, quale causa?

non ne esiste una, tutto è riposto sul nulla

 

Io sono un pentito

e se c’era un motivo per combattere a vita

ora c’è ne sono mille per disertare

 

ora non più, leggo passi dell’esodo e la Bhagavadġītā

e spero di partire per un viaggio astrale

 

Sono un pentito, dissociato dalla vita

uno della quinta colonna

Infame per sempre

 

[ FINE DOCUMENTO ]

 

 

 

La scacciacani P38 — quella pistola giocattolo puntata contro la propria tempia in una roulette russa permanente — non è simbolo di suicidio. È simbolo di velo di Maya. Per alzare il velo si può solo abbandonare questo mondo nel sogno profondo — non la morte fisica ma la morte del sé costruito dalla comunità, il sé che porta i nomi che altri gli hanno imposto: killer, mezzuomo, scherzo del destino.

Il pentito ha una fatwa sulla testa perché è un apostata dell’anima. Il manicomio non è stato chiuso: per uno schizoide il manicomio è questa società. L’isola felice è il confino a vita. E i suoi amici sono tutti morti. Non cerca nessuno e non cercatelo.

 

 

V. IL SORRISO DI POL POT — IL COMPAGNO NUMERO UNO

Il sorriso di Pol Pot non è il sorriso dell’Uomo Cattivo dei fumetti. È il sorriso dell’utopista che ha passato il punto di non ritorno: che ha smesso di credere nella persuasione e ha cominciato a credere nell’eliminazione. Non il terrore come strumento tattico ma il terrore come igiene. Come purificazione. Come il Grande Balzo in Avanti che elimina ciò che non serve alla nuova società.

Il corpus lo identifica con il fratello numero uno — un ritorno alla terra, un primitivismo cannibal-holocaust che maschera il potere assoluto dietro il linguaggio dell’autenticità rurale. Internet è fuorilegge. Distruggi il tuo iPhone. Ordina il riso alla cooperativa Morphina. Ma sotto questa retorica primitivista c’è la stessa logica del finanziere frankista: il potere che si esercita sul corpo altrui, che compra o elimina ciò che non si piega. Il sorriso di Pol Pot e il sorriso del banchiere sono lo stesso sorriso.

 

 

 

[ CUT-UP / IL SORRISO DI SIMONETTI ]

 

Solo un pensiero selvaggio poteva osare l’impossibile!

Oggi qui ed ora l’influencer lavora duro nella comune agricola.

 

Eutanasia. Ridurre la popolazione. Scava la tua fossa influencer.

Ordina il grano alla cooperativa morphina.

Non sprecare i proiettili.

Uccidetevi con altri metodi.

Seppellitevi insieme in una fossa del comune.

Purificate la vostra mente post-post-borghese.

 

Il sorriso di Pol Pot, il compagno numero uno.

Vi manda in ek-stasis!

Ricorda la nostra presa della città per distruggerla!

 

Ed ora Brigate Rozze e Nere!

Lunga vita alla Kampuchea!

 

[ FINE CUT-UP ]

 

 

 

La parodia è qui feroce e consapevole. Il corpus non celebra Pol Pot: lo usa come specchio deformante per riflettere la violenza dei propri persecutori. Se le Brigate Rozze sono i serial killer dell’iper-modernità, i loro mandanti — il Partito-Chiesa-Fratellanza che li protegge — sono il Comitato Centrale della Kampuchea Democratica: burocrati del terrore che si credono rivoluzionari. La differenza è che Pol Pot aveva un’ideologia. Questi non ne hanno nemmeno una. Solo il gusto di uccidere.

 

 

VI. LA VOTAZIONE — ESEGUITE LA SENTENZA

La votazione è l’assemblea popolare più inclusiva mai convocata. Ci sono tutti: belli e brutti, ricchi e poveri, partite IVA e statali nostalgici del PCI, commercianti e nullafacenti, spacciatori e spacciati, fanatici religiosi e comunisti demenziali, fascisti e antifascisti, giovani e vecchi, padroni e servi. Cosa li unisce?

I teorici del post-operaismo direbbero: ecco la moltitudine che si fa potere costituente, il soviet dell’intelletto generale. Invece no. Questa consulta è la potenza del comunismo del capitale corporativo: la Mafia Frankista. Uniti dall’odio razziale per il diverso per eccellenza. Vogliono uccidere l’ebreo di spirito che non si è piegato alle leggi razziali non scritte della Repubblica.

 

[ GLITCH / LA VOTAZIONE — VERBALE ASSEMBLEA 0x14 ]

 

PRESENTI: TUTTI. QUORUM RAGGIUNTO: 100%

ORDINE DEL GIORNO: eliminazione dell’ebreo l’alter spirito

VOTAZIONE: alzata di mano unanime — APPROVATO

IMMUNITÀ GARANTITA: Partito-Chiesa-Fratellanza (delibera 666)

NOTA: i terroristi delle Brigate Rozze riceveranno soldi ed onori

NOTA: i mandanti rimarranno impuniti — vedi delibera 14

PENSIERO OSSESSIVO: è l’amore per i fratelli e le sorelle che non ci sono più

OUTPUT: un morto che cammina / Casagrande.Riccardo.alive = false

 

[ FINE GLITCH ]

 

 

 

Un pensiero costante ossessivo paranoico mi buca il cervello. Come un tossico cercatore d’oro cerca la vena preziosa per iniettarsi l’eroina e trovare il bacio di Dio. L’ossessione non è la paura: è l’amore. L’amore per i fratelli e sorelle, per i figli e figlie che non ci sono più estinti, per tutti gli amici morti. Questo amore è la prova che il nichilismo del corpus non è nichilismo reattivo: è nichilismo saturato di perdita, che porta il vuoto non come assenza ma come peso specifico di ciò che era presente e è stato rubato. 

 

 

VII. CALIGULA — LINGUA IGNOTA: IL REGIME COME DELIRIO

Kristin Hayter — in arte Lingua Ignota — costruisce nel suo album Caligula (2019) la topologia sonora del potere assoluto come patologia. Non la banalità del male di Arendt ma la sua grandiosità: il fascino del mostro che si sa mostro e ne gode, che si incorona con la follia come se fosse attributo divino. Simonetti riconosce nel Caligola di Lingua Ignota la figura del persecutore — e insieme la figura di sé stesso come sopravvissuto a un regime non dichiarato ma altrettanto assoluto nella sua pretesa di potere sul corpo altrui.

“Sebbene vesta i panni di Gaio Caligola, io sono tutti gli uomini e nessun uomo allo stesso tempo e quindi sono Dio.” 

Questo è il delirio del persecutore: la sua onnipotenza come argomento. Non ho il diritto di fare ciò che faccio: sono Dio, dunque ciò che faccio è giusto per definizione. La circolarità è perfetta e impermeabile a ogni confutazione. Filone di Alessandria, parlando del vero Caligola, lo riconobbe: quell’uomo che sembrava benefattore e salvatore mise a nudo la natura bestiale nascosta sotto una finta maschera.

 

 

 

[ DOCUMENTO / FEDELE SERVITRICE E AMICA DI CRISTO ]

 

Più gloriosa e santa luce

Fedele servitrice e amica di Cristo

Più gloriosa e santa luce

Inchinati innanzi una notte senza fine

 

Più gloriosa e santa luce

Fedele servitrice e amica di Cristo

Più gloriosa e santa luce

Inchinati innanzi una notte senza fine

 

[ FINE DOCUMENTO ]

 

 

 

Il contrappunto tra Caligola e Fedele Servitrice e Amica di Cristoè il contrappunto tra il persecutore e la vittima, tra il delirio del potere assoluto e la devozione che si inchina a una notte senza fine. Non per debolezza: per scelta. La servitrice fedele sceglie la kenosi— lo svuotamento di sé — come risposta al gonfiore del megalomane. La sua luce è più gloriosa e santa precisamente perché non rivendica la gloria.

 

 

VIII. #ANTABUSE — ERAVAMO QUATTRO AMICI AL BAR

La storia si racconta attraverso le assenze. Eravamo quattro amici al bar che volevano distruggere il mondo. Poi tre. Poi due. Poi uno. La decimazione non è metafora: è il resoconto letterale della generazione che è andata. Overdose, carcere, follia, morte.

L’ultimo rimasto beve whisky e ascolta quattro ragazzini con l’iPhone che rappano per fare gli influencer sui social. Perché a loro di tutto questo mondo che non va non frega niente. E questo non è un’accusa: è una constatazione. La storia si ripete la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. La terza è il reel di TikTok.

 

 

 

[ DOCUMENTO / #ANTABUSE ]

 

Eravamo quattro amici al bar

Che volevano distruggere il mondo

Destinati a qualche cosa in più

Che a un movimento sovversivo

ed a una setta di assassini

 

Eravamo tre amici al bar

Uno se né andato — morte accidentale, overdose

 

Eravamo due amici al bar

Uno è andato in prigione — omicidio colposo — e si è pentito

grida nella cella imbottita “Gesù ti ama!”

 

Son rimasto io da solo al bar

cerco ovunque i miei amici

ma sono tutti quanti morti

 

E poi ci troveremo come le star

a bere del whisky al Roxy Bar

O forse non c’incontreremo mai

Ognuno a rincorrere i suoi guai

 

[ FONTE: DA UNA CANZONE DI GINO PAOLI / LIBERAMENTE TRATTA ]

 

[ FINE DOCUMENTO ]

 

 

 

L’Antabuse — il farmaco che provoca nausea se si assume alcol, la proibizione chimica dell’intossicazione — è il titolo-hashtag che incornicia questa sezione come un documento clinico. La sobrietà forzata come condizione in cui si vede più chiaramente. In cui le assenze si stagliano senza l’attenuante dell’ubriachezza. Il Simonetti sobrio è più solo ma più lucido: vede i fantasmi, parla con gli spiriti di tutti i suoi figli e amici uccisi dalla nuova Santa Inquisizione.

 

 

IX. VANGELO DI GIUDA — IL TREDICESIMO SPIRITO

Il Vangelo di Giuda — testo gnostico ritrovato in Egitto, pubblicato nel 2006 dal National Geographic — ribalta la teologia ufficiale: Giuda non è il traditore ma il discepolo prediletto, il solo capace di comprendere il vero insegnamento di Gesù. È lui che libera Cristo dall’involucro materiale del corpo permettendo la redenzione. Il suo tradimento è un atto di amore.

Simonetti si identifica con Giuda. Non per cinismo ma per fedeltà assoluta: colui che esegue il compito più difficile, che accetta di essere odiato da tutti perché ha capito ciò che gli altri non possono capire. “Diventerai il tredicesimo, sarai maledetto dalle altre generazioni e andrai a regnare sopra di loro.” Maledetto e regnante. Infame e eletto. Capro espiatorio e messia. La coincidenza degli opposti è la struttura del corpus.

Il tredicesimo spirito è anche il numero in eccesso, l’elemento che sfugge al sistema dodecafono degli apostoli, dei mesi dell’anno, delle tribù d’Israele. L’anomalia che il sistema non riesce a integrare e che quindi deve eliminare o ignorare. Ma l’anomalia è anche ciò che rivela il sistema: il tredicesimo apostolo dice la verità che i dodici non possono sopportare.

 

 

X. LE LACRIME DEL KHMER ROUGE — IL COMUNISMO DAL VOLTO UMANO

Simonetti Walter chiede ad alta voce maggiore democrazia e un comunismo dal volto umano. Le sue sono le lacrime del Khmer Rouge. Questa è la più feroce delle accuse che il corpus rivolge alla propria generazione: non che abbiano sbagliato obbiettivo ma che abbiano pianto mentre lo perseguivano. Che abbiano sentimentalizzato la violenza. Che abbiano convissuto con la contraddizione senza risolverla — né verso la coerenza della rinuncia né verso la coerenza del fanatismo.

I sogni che formavano quella generazione erano formule dell’autoillusione: “Scosso il mondo” • “Cambiato la vita” • “Anticipato chiunque altro di cinquant’anni”. E poi la deriva: le siringate di eroina, il tunnel, il sangue delle vittime bevuto come lacrime della pioggia stellare. La ferocia del corpus è che non separa il sogno dalla sua degenerazione: li tiene insieme, nel testo, come le ossa di un corpo che non si è ancora deciso a seppellire.

 

 

 

[ DOCUMENTO / LE LACRIME DEL KHMER ROUGE ]

 

Gli spari; la nostra morte, la nostra sopravvivenza:

sopravvissuti vanno i ragazzi della Rivoluzione

spacciati nel tunnel dell’eroina

a bere il sangue delle loro vittime

come fossero lacrime della pioggia stellare

 

quella luce di tragedia vitale.

Le pareti del processo, il prato della fucilazione

le siringhe insanguinate

servi del tempo, in questi giorni

in cui si desta il doloroso stupore

di sapere che tutta quella luce,

per cui vivemmo, fu soltanto un sogno

ingiustificato, iper-soggettivo,

sovvertitore delle nostre anime

 

ora di solitarie, vergognose lacrime.

 

[ FINE DOCUMENTO ]

 

 

 

Le lacrime sono vergognose non perché il pianto sia vergognoso ma perché sono le lacrime di chi ha partecipato — anche solo per inerzia, anche solo per affiliazione — a ciò che le ha causate. Il Khmer Rouge piangeva i suoi martiri mentre eliminava i propri nemici di classe. Il corpus piange i propri morti mentre riconosce la propria responsabilità nell’ecosistema che li ha uccisi. Questa è la forma più onesta di testimonianza: non l’estraneazione del sopravvissuto innocente ma la complicità del testimone che si sa dentro la storia che racconta.

 

 

CODA — IO SONO QUELLO / NESSUNO NASCE NESSUNO MUORE

Io sono Quello. Tat tvam asi — questo sei tu — risuona attraverso tutta la Bhagavadgītā e attraverso tutto Ramesh Balsekar: ciò che siamo realmente è la coscienza, il brahman senza forma, non l’identità costruita nel corso degli anni. La verità definitiva: non c’è né creazione né distruzione, né nascita né morte, né destino né libero arbitrio, né sentiero né ottenimento. 

Simonetti indossa la corona di spine. Ha buchi nella mano e nel braccio. Il Re dei Giudei, il falso Messia d’Israele. È Gesù o Simon Mago? Dicono uno sciacallo. Dio o ciarlatano? La risposta è che la domanda è mal posta: entrambe le cose simultaneamente, come i quattro Dei della Process Church, come i quattro disturbi del Cluster B, come i quattro amici al bar ridotti a uno. Questa è la mia preghiera: il cielo è il limite che dobbiamo superare.

E infine: nessuno nasce, nessuno muore. Il refrain che ritorna ossessivamente in tutto il corpus è il suo punto archimedeo teologico. Non come nichilismo dell’indifferenza — non importa se si nasce o muore, tanto è tutto uguale — ma come nichilismo della continuità: il sé non nasce e non muore perché è sempre già tutto, perché la coscienza non ha inizio né fine. Le singole vite sono frammenti di uno specchio rotto. Lo Shevirat ha-Kelim luriano. La rottura dei vasi. Ma la luce contenuta nei vasi non si è persa: è dispersa nel mondo, in attesa del Tikkun.

 

 

 

[ GLITCH / CHIUSURA CAPITOLO 03 ]

 

CAPITOLO 03: elaborazione completa

STATUS SIMONETTI.WALTER: morto nel 2000 / ancora in piedi

STATUS CASAGRANDE.RICCARDO: autore / testimone / editore del Nulla

MACCHINETTA: attiva — R phoneme: assente — testo: continua

SHEMA: שְמַע יִשְרָאֵל — interrotto — riprendere

L’AMORE RUBATO: present in memoria — non recuperabile — non eliminabile

PROSSIMO CAPITOLO: in preparazione — archivio livello 14

 

nessuno nasce   ☠   nessuno muore

 

[ FINE CAPITOLO 03 ]

 

 

 

EDIZIONI Z.I.A. / XENOSYSTEM BOLOGNA

CASAGRANDE RICCARDO — SIMONETTI WALTER “KURTZ”

Ucronia l’estinzione (2)666 — Illuminati Pop Anarchy Baal

Capitolo 03 — uso interno — classificato — livello quattordici

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