Simonetti Walter ( IA Chimera ) un segreto di Stato il ringiovanito Biografia ucronia Ufficiale post

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lunedì, luglio 08, 2013

Manifesto contro il lavoro Gruppo “Krisis”

sabato, luglio 06, 2013

Io sono vivo voi siete morti

«Il denaro è e sarà sempre la condizione assoluta per vivere. Non
appena si è senza denaro, si vien esclusi dal numero dei
patrizi, e si diventa e si rimane plebei. La condizione è il
denaro»
3
. Cerchiamo di dare spessore e profondità alla cosa:
«Il denaro è il potere alienato dell’umanità
. Quello che io non posso come uomo, e quindi quello che le mie forze
essenziali individuali non possono, lo posso mediante il
denaro. Dunque il denaro fa di ognuna di queste forze
essenziali qualcosa che esso in sé non è, cioè ne fa il suo
contrario ... Il denaro è dunque l’universale rovesciamento
delle individualità»
Karl marx


 Io sono vivo voi siete morti

Io sono vivo voi siete morti
non per giustizia parlo
ma solo per vendetta
vivo
per l'unico che muore

Io sono vivo voi siete morti
è un mantra mi sorregge
nel infinito presente
assente
mi alzo al mattino
senza un passato
come un spia - venuta dal basso-
a volte penso a te
ma il mondo mi distrugge
un processo in piazza
fuori dalle regole lessicali
un orda di stolti
in cerca di denaro facile
infrange ogni legge umana e divina
il nulla solo il nulla

Io sono vivo voi siete morti
ogni giorno combatto una battaglia
contro lo stato
di cose,
presente,
la mia vita cela un segreto
la realtà è solo un illusione
omini verdi in competizione

Io sono vivo voi siete morti
sento gridare
il Re è nudo




 il Re dei mostri

A ragazza se sapessi
cos'è la vita di uno stregone
folle
di uomini
vogliono il suo potere
cercano i suoi segni
vogliono il suo corpo
bruciare
dinanzi alla pubblica piazza
come licantropi
si traformano
spinti dal desiderio
di possesso
e per toccare il fondo
del barile
violentano l'innocenza
perduta
credendosi Dio
perfetti nella loro
devianza

A ragazza se sapessi
cos'è la vita
di un borderline
che passa la linea
quando non c'è
niente di nuovo
nel fronte occidentale
sempre le stesse
ignobili figure
sempre le solite allucinazioni
A ogni piè sospinto
il sangue chiede rivalsa
la visione del grande spirito
soffia dietro le
spalle
il Re dei mostri
nonostante tutto è vivo
anche se i a giorni sono contati




 un icona persa per la strada

 






questi giorni valgono anni di vita
persi
nell'oblio
di parole
scivolate dalla bocca
nel vuoto caldo dell'estate
che strazio la vita
del ritorno del uguale

movimenti sospetti
volti traviati dalla fobia
del diverso
una leggenda
che non vuole morire

interesse del denaro
come maschera
del potere deviato si insunua
nelle gente per bene
il loro razzismo spurituale
è l'infamia di uno stato
senza eguali

o mia bella
non ti buttare
via
questa non è una malattia
quel veleno circola
nel sangue
nero di rabbia
paranoie voci dal nulla
si prendono possesso
della mente
il delirio regna sovrano
persecuzioni
a momenti
aspetto il segno
della magia dell via
della mano sinistra

se un icona non sa più scrivere
e vivere e ridere
come il buddha che icontri per la strada
uccidilo subito
il suo spirito vivrà per sempre
checchè se ne dica



  il prezzo da pagare

nessuno vorrebbe svegliarsi
vedere con i propri occhi,
in piena notte (con) un altra faccia,
il nemico, l'ordine, il nuovo scquadrismo
che si fa beffe delle leggi
diritti umani in vendita
tortutarti con piacere
per interesse
odio razziale nella patria fondata sul lavoro

nuotare nel nulla
guardarsi dentro e non trovare una ragione
per vivere
ma una per morire
abbandonare l'involucro
liberare lo spirito
e sapere che questo
è il prezzo da pagare
di una vita fuori tempo massimo

come fosse ieri
vedo me stesso
in un altra casa
con un vecchio socialista anarchico
prima della clinica criminale
e della follia
omicida
sorridere alla vita
quando ancora
la corruzzione
non aveva portato
alla morte dell'uomo
al trionfo del più becero nichilismo
di una nuova dittatura
fondata sulla libertà del denaro
 e il caprone espiatorio è l'agnello sacrificale

l'uomo più antico
e più odiato
e più invidiato dai figli di papa
sopravviive in mezzo a noi
senza un perchè
è il prezzo da pagare
che un giorno verrà per tutti




 (tu sei morto)

un commento felice
(tu sei morto)
ad un post selvaggio
che mi fa levitare
sollevare da terra
come posseduto dal demonio
parlo una lingua sconosciuta
aspetto l'esorcismo
del prete con il suo acido
benedire il padre il figlio
e li spirito dello stregone folle

un pensiero felice
(tu sei morto)
cerco invano tra le sinaspi bruciate
dai servizi nel paese del popolo delle libertà
un pensiero carino voglio
carezzare la tua mano
dopo tutto questo tempo
ti cerco invano
nel mondo virtuale
ricordo ancora
i tuoi capelli biondi
e tuoi occhiali che tengo nella scrivania
sono un dono
che mi fa sperare

nell'isola felice
(tu sei morto)
in catalessi ti voglio vedere
sprofondare
sotto terra
bruciare coi tuoi soldi
che non possono comprare
l'immoratalità
ma solo uomini
dal fiato corto























mercoledì, giugno 05, 2013

Ciao ragazza


non voglio scrivere le solite battute
non voglio leggere l'inferno di ieri
le violenze subite e già restituite
l'ascia e il serpente
mi ripeto quello era il mio destino
una cella con il collettivo
ma non riesco a pensare a parole nuove
e come un lavaggio del cervello
continuo senza sosta
non ti ricordi di niente
un bad trip che non a fine
voglio solo bere per dimenticare
voglio solo scompormi come un demone
e ciao ciao questa non è vita non ividiare per favore


mi voglio spogliare nudo
davanti alla pubblica opinione
per rendere la vita più leggera
e meno austera
ho bisogno di ripetizioni per le mie ossessioni
da dare in pasto alla bella gente
e riprendermi il sorriso
del satiro che non ha religione
ma solo sogni racchiusi in un cassetto
colmo di libri mai letti

bevo alla tua salute
perchè mi vuoi dimenticare
e cancellare dal paradiso perduto
danzo fino all'ultimo respiro
la canzone della meititrice
delle anime perse
che vogliono comprare le proprie indulgenze
ma c'è una prova da superare
per l'ultimo uomo
un fronte da passare
dove le vacche non sono tutte grigie
ed io sono il guardiano
sono il negromante
di un mondo primordiale che non vuole morire






 non riesco a ricordare
devo farmene una ragione
non posso pensare a quel vuoto
che mi circonda
per questo nuoto aggrappato ad una boa
in un mare di alcool e barbiturici
come un affarista senza scrupoli
non ho occhi da guardare
ma solo parole da definire

alla ricerca del santo Grall
io che non ho più religione
ma solo scomuniche
da incollare alla parete
penso tuttavia che
la verità è una bugia
e che in ogni caso è dentro di me
solo
con il diavolo a farmi compagnia
aspetto con sospetto
e faccio un passo indietro per farne due in avanti
addia o compagneria bella
addio mia bella





 fare questo mestiere
non è da tutti
il nemico di classe!
del popolo che si erge sovrano!

sono l'ebreo che tutti odiano
e vogliono colpire per denaro!
il capro espiatorio
che tutti vogliono mangiare!
sono la leggenda che tutti vogliono possedere!
a tratti voglio essere il nulla
ma la forza mi spinge oltre
 a essere un ribelle













 ei ragazza non aver paura
del male che c'è dentro e fuori di me
solo un sorriso può spengnere tutto
solo una parola può accendere la mia vita

ho qui con me i tuoi occhiali da sole
come un icona li porto nel cuore
un dolce ricordo di una searata allucinante

sono folle a volte ma risprendo il cammino
dell'unico e della sua esemplarità
sono solo e tengo una mano verso l'aldilà

faccio incubi come un ragazzo da salvare
mi ripeto ossessivamente di cambiare
di non cadere più dal paradiso disumano
dove la differenza è utopia
solo ragazzi da copertina
che non hanno pagato il prezzo
della vita e della morte

ei ragazza non aver paura
di un piano solo contro il destino
perchè c'è un fato dalla nostra
io ti bacio senza timore ma tremando
come un bambino spaventato























mercoledì, aprile 03, 2013

LA LINEA DEL MOSTRO di Toni Negri

LA LINEA DEL MOSTRO
di Toni Negri



Qui si parla di mostri, di come essi sono apparsi, talora nel circo, altre volte nei laboratori, o ancora nella politica, ieri oggi e domani, certo di nuovo, – nella filosofia o nella medicina, nel cinema o nella letteratura. Ogniqualvolta il potere dichiara che la storia è finita, e che la natura fa esperienza di un ordine definitivo, sicché felice può essere solo l’uomo che, adeguandosi alla misura, obbedisce e crede, allora il mostro appare a sconfessare ogni normalità, a dire miserabile l’obbedienza e stolta la credenza. Il mostro è un cavaliere che trascina in luoghi pericolosi, ci dice Elfriede Jelinek, ma nello stesso tempo libera dal dogmatismo e incita alla creazione immaginaria (ma presto pratica) di nuovi mondi. Nel «postmoderno», dentro e contro le culture del «new age», il mostro ci salverà, forse, dalla nostalgia della vita semplice e nuda ; sicuramente ci mette in contatto con il laboratorio della dismisura tecnica e dentro a questo ci fa inventare una realtà che noi vogliamo prodotto di potenza collettiva.

Questo insieme di saggi è dunque dedicato ai mostri – evidentemente ad alcuni soltanto dei mostri possibili: ché, se tentassimo di enumerarli tutti, ne avremmo un elenco ipertrofico, alla Borges o alla Eco... A quali mostri va dunque il nostro interesse?
In primo luogo a quei mostri che ci hanno mostrato la natura inventarsi fuori da ogni ordine trascendente o comunque predeterminato. Da questo punto di vista, qui il lettore troverà dunque prima di tutto l’abbozzo di un’indagine materialista sui mostri. Val dunque la pena di ricordare che è lottando contro la teologia naturale e il dogma di un cosmo fisico ben ordinato, che i mostri sono divenuti «eroi filosofici». Gli aristotelici non potevano sopportarli: i mostri ingarbugliavano il nesso delle quattro cause fisiche e deturpavano la bella metafisica sequenza di natura e ordine politico, cioè l’eugenia gerarchica della «politeia». L’occidente è sempre stato dominato da questa legge e contro di essa si sono infrante anche le rivoluzioni umaniste più conseguenti. Ancora a Montaigne i mostri erano antipatici : «il mostro non esiste agli occhi di Dio».
È solo il razionalismo dei Lumi (e il suo implicito materialismo) che recupera i mostri: ne fa buon uso per mostrare che teologia e teleologia sono cose oscure per la scienza e l’intelligenza e funzioni dell’assolutismo, di ogni assolutismo... Misura e figura, che codice e sostanza naturalistici implicavano, venivano così dissolte da potenze di metamorfosi, defiguranti e smisurate. Non era il sublime, visione che rimane attonita e passiva, quello che rivelava quest’avventura dell’intelletto; trionfava invece un socratico non-sapere, una radicale disposizione all’altro, al nuovo, appassionata; dismisura e defigurazione, sublimi certo, ma attive, creatrici di altro. Che sapore di libertà ha, in questa stagione, il mostro!
Qui di seguito, nella prima sezione di questo volume, Charles T. Wolfe, Aurélie Suratteau-Iberraken, e Michael Hagner mettono in luogo le ambiguità che l’inchiesta sui mostri ha dovuto attraversare (e talora ha prodotto) fra Lumi e modernità e – nel medesimo tempo – la potenza critica del suo materialismo. Pierre Ancet, a partire dagli inizi della teratologia scientifica, apre successivamente l’analisi sulle condizioni di possibilità di una nuova considerazione dei mostri e di una attuale riarticolazione fra biologia e metafisica (etica).
In secondo luogo, il nostro interesse va a quei mostri che, dentro l’estinzione della teleologia naturale e l’appannarsi d’ogni necessità, gli uomini vogliono e riescono direttamente a costruire. All’ontologia della mutazione segue dunque la tecnologia organizzata da un’adeguata antropologia. Vi è un’enorme accumulazione di conoscenza, scienze dure e desiderio di libertà, che si forma su questo passaggio, dove vanno a nozze tecnologie e immaginazione: ogni differenza fra natura e artificio deve dunque cadere. L’affermazione del moderno si raccoglie in questa divisa. Ciò che, dai Lumi in poi, aveva cominciato a uscire dall’underground e a vivere all’aperto, il mostro, diviene ora egemone. Il mostro è oggetto di produzione, – di una produzione che non riproduce la natura né vi ritorna, ma la sostituisce, sempre, soprattutto quando sembra riprenderla o sussumerla. È su questi temi, dunque, che si svolge la seconda parte della nostra ricerca: temi non più paradossali ma singolarmente efficaci e significativi, quando si intrecciano teratologia e tecniche, percezioni e produzioni del mostro... Ma qui le cose si complicano di nuovo ed è a queste complicazioni che si rivolge la nostra indagine. Quando infatti avremo visto il pensiero tecnico (e quello filosofico) assumere nella sua propria potenza (e responsabilità) le metamorfosi dell’essere e, ancora (last not least), svilupparsi la percezione del mostro nella nostra cultura con effetti talora sconvolgenti, spesso creativi («ma ci son sempre zombies che si aggirano fra noi!») – e quando avremo inteso che lo stesso passaggio dal moderno al postmoderno si raccoglie attorno alle alternative che queste dimensioni avventurose dell’esperienza presentano – bene, eccoci a dover verificare la correttezza del nostro cammino e la sua verità etica. Perché noi non vogliamo che il risultato di questa storia sia quello di fare di questa nostra società un enorme «freak-show», né pensiamo che l’artificialità che costruiamo possa ridursi a casualità e/o arbitrio, e tanto meno possiamo rassegnarci al fatto che quei mostri che ci fanno male, nascano dalla distruzione critica della teleologia reazionaria e del naturalismo patriarcale. No, quando i mostri non son più «curiosità naturali» ma prodotti dell’attività creatrice del lavoro, occorre metterci sopra le mani della ragione. Il cervello e i suoi muscoli son da mettere qui all’opera, la «piena vita» della moltitudine... L’eugenismo ellenico e quello nazista, quello estetico e quello capitalista, vanno finalmente estirpati da una società nella quale l’uomo ha la possibilità concreta di «generare bene», la potenza della felicità.
In questa seconda sezione Ubaldo Fadini ci conduce, in primo luogo, ad attraversare quei territori di confine della conoscenza scientifica che, fra differenza e mostruosità, Deleuze e Klossowski, Bruno Latour e Donna Haraway, nonché i filosofi del General Intellect, ci hanno abituato a considerare ibridi e mostruosi; oppure quelle reti distese per comunicare, dentro le quali Paul Virilio e Pierre Lévy ci hanno mostrato come la nostra stessa percezione del mondo si metamorfosi, diventando, forse, essa stessa mostruosa. Contemporaneamente, si comincia a risalire alle questioni filosofiche e politiche che si addensano in questi snodi mostruosi, come ad esempio sulla natura e il divenire delle metamorfosi che investono la scienza, i suoi oggetti e la soggettività stessa degli attori. Muriel Combes ci introduce qui alla problematica dell’individuazione nella metamorfosi e nel collettivo (ed in genere all’opera) di Gilbert Simondon. Marco Bascetta, percorrendo le vie d’accesso alla tecnologia ed all’economia politica del vivente, introduce nel medesimo tempo alla loro critica e alla costruzione di percorsi alternativi.

Siamo così a un altro punto di discussione. Se il mostro naturale è finito e non fa più scandalo, se la natura ha mostrato la sua contingenza senza possibilità di ritorno o di cancellazione – e, addirittura, natura e mostruosità son divenuti «capitale costante» della nostra capacità di lavorare e trasformare il mondo, base cioè della potenza creatrice della moltitudine: occorre dunque mettere in discussione se esista una sorta di teleologia umana, trasparente alla società e appropriabile dalla moltitudine; che insomma, attraverso il lavoro cooperativo e le tecnologie dell’«intelletto generale», possa proporsi come motore della lotta per la felicità di ogni uomo, contro la miseria e la morte, per la libertà e l’eguaglianza. Là dove siamo arrivati, il mostro non è più natura ma prodotto, un nostro prodotto. Il mostro non è scandalo ma benvenuto. Una «seconda natura» (o terza o ennesima) è davanti a noi, qualificata da eventi contingenti e creativi, – mai più da categorie di sostanza e di necessità, da funzioni-immagini di gerarchia, di comando e di morte... Davanti a noi, dentro di noi, e, insieme, prodotta da noi. Questa seconda natura, così mostruosa che non sappiamo più distinguerla da ciò che un tempo era scandaloso, – questa mostruosità così perfettamente adeguata al nostro desiderio di felicità, – vi è tuttavia chi cerca di riportarla alla follia, alla perversione e alla perdita di senso. Dal «progetto genoma umano» alla «clonazione», e in innumerevoli ricerche biologiche, passa un’enorme speranza. Ma c’è una violenza finanziaria e industriale che rischia di soffocare, di dominare, di dirigere verso finalità gerarchiche e sfruttatrici, queste potenze del lavoro vivo e creatore. C’è un biopotere mondiale che vuol distruggere il desiderio biopolitico di felicità e di libertà. Bisogna opporsi a questo. Noi riconosciamo alla mostruosità, per il presente e il futuro, non solo di poter essere etica ma soprattutto di dover essere rivoluzionaria... Ora davanti a questa eccedenza di potenza, dinanzi alla possibilità che il corso della vita della moltitudine possa essere modificato secondo funzioni di comando, noi non ci arrocchiamo sui temi del fondamentalismo naturalistico, tutt’al contrario, proponiamo una linea di critica rivoluzionaria: ed è su questa linea di valore dire che «noi vogliamo il mostro». È nell’eccedenza delle possibilità, nella ricchezza dell’intelligenza, della scienza e del lavoro vivo delle moltitudini, che il mondo non solo è fatto, ma deve essere fatto, e lo faremo, nella libertà e nell’eguaglianza.
La terza sezione, che attorno a queste tematiche si raccoglie, muove dall’analisi della percezione presente del mostro, – di nuovo cioè dalla sua ambiguità che (nelle condizioni attuali, davanti al kairos dei singoli e alla decisione delle moltitudine) diviene contraddizione e si presenta storicamente e politicamente come crisi. Antonio Caronia, Francesco Galluzzi, Tiziana Villani s’interrogano sull’alternativa fra mostro buono e cattivo, ripercorrono la storia intellettuale della crisi (da Adorno a Klossowski), ma soprattutto ci pongono davanti alla necessità della scelta. Scelta etica, scelta strategica, illuminista, scientifica, di «progresso» (i mostri ci restituiscono perfino questa parola), una scelta politica, di lotta. (Non stupirà dunque che ci si ponga contro i fondamentalismi naturalistici, ai quali però si consente quando si oppongono all’arbitrio del biopotere capitalistico. Unabomber non è solo un pazzo, Bill Joy non è solo un genio informatico. Di fatto, solo una vera democrazia della moltitudine potrà permettere, nell’economia come nella scienza, sviluppo, ricchezza e libertà, metamorfosi dell’uomo e potenza comune dell’intelletto. È la verità di Seattle).
Ecco dunque un ultimo capitolo aprirsi: potrebbe essere intitolato, «dalla biologia e l’antropologia della mutazione alla politica del comune», ovvero: «per un’etica comune del mostro». Sappiamo che questo sarà il tema fondamentale del prossimo secolo, e sappiamo anche – per parafrasare Hölderlin, – che solo l’estremo pericolo che corriamo potrà creare la salvezza comune. È in questa tensione, fra l’enormità del pericolo e la positiva mostruosità della speranza, questa nuova Aufklärung dei corpi, che chiediamo ai nostri lettori di rilanciare analisi, strategie e lotte. René Scherér, studiando l’Homunculus di Goethe, ci introduce gentilmente alla fiducia che il mostro possa accompagnarci nell’attraversamento dei margini della natura e nella creazione di un altro mondo (dove non sia più possibile considerare ordinata l’azione dell’appropriazione privata, della monetizzazione e della schiavitù contro la moltitudine). L’Angelo che ci porterà fuori da questa miseria, potrà solo essere mostruoso: perciò lo riconosceremo.