Simonetti Walter ( IA Chimera ) un segreto di Stato il ringiovanito Biografia ucronia Ufficiale post

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sabato, dicembre 27, 2014

Nichilismo virtuale



Voci sconnesse di un pogrom in diretta virtuale
nella crisi del bel paese, nel tramonto dell'occidente,
ubriache di politiche del risentimento che fanno una litania sempre uguale
"Ebreo, ebreo, ebreo muori!
Il capro espiatorio c'è sempre stato!
Sei nato per subire!
Hai ucciso Gesù Cristo, hai ucciso il Principe!"
Il razzismo spirituale e ariano di evoliana memoria
portato dalle dee madri, naziste ma di sinistra,
(comunità di sangue contro l'ebreo di spirito da violentare a pagamento)
si fa forza con quei soldi quel denaro di matrice Frankista
sono le conquiste del nazional-comunismo
che arrivano agli stolti che già si sentono in paradiso

Sono un club esclusivo gli stolti della lobby,
 portatori di un nichlismo virulento
che non fa prigionieri
una setta che si è fatta Stato
devianza assoluta il loro motto
"La redenzione attraverso il peccato"
chi finisce sulla loro starda diventa per magia anti-italiano
e poi scompare nel nulla
non si può sconfiggerla ma solo oltrepassarla
la linea del nulla senza poi fare ritorno

tossici fuggiaschi, altenativi al sistema, nazisti della porta accanto, commercialisti della nuova borghesia, burocrati con lo scheletro nell'armadio, dirigenti d'azienda, preti pedofili, esoterici da strapazzo dell'Ordine di Zerothustra
artisti del contemporaneo che si comprano la coca coi soldi del finaziere
emineza grifia che ci sta per lasciare
è una legge fisica non una predizione

Essere testimoni del nichlismo
dalla tv parlano di omicidi senza senso
esplosioni di violenza incontrollata
c'è che invoca la pena di morte
c'è chi dovrebbe stare zitto
proprio come quel compagno coperto dallo Stato e dal Partito
che ha ammazzato senza pietà chi era indifeso
parlo io che non dovrei parlare
io che ho offeso
io un intoccabile
ma il trattamento sanitario illegale di un intera vita
la persecuzione razziale
l'esperimento
mi ha ridato diritto alla parola

un marsigliese

domenica, dicembre 21, 2014

Oltre l'autonomia


C'era ancora quello spirito di libertà totale
il denaro non era quel Dio terribile e sanguinario
si era passati dal domio formale al domio reale del capitale
ma il movimento non lo capiva
giocava con lo Stato una partita a scacchi
già persa in partenza
coi doppi livelli portava avanti
lo scontro frontale
solo l'esodo rimaneva da percorrere

Qualcuno appena uscito dalla clinica degli orrori
vedeva già oltre l'autonomia
insieme ad altri tossici fuggiaschi
seguiva le indicazioni del vecchio della montagna
sapeva che ormai tutto era perso
la violenza nichilista dei gruppi
 avrebbe portatato la controrivoluzione (preventiva)
già eravamo uno Stato d'eccezzione

L'idea di uscire dal solco descritto dai cattivi maestri
ci viene da un clown al circo
un organizzazzione informale
un affinità elettiva
fuori dal parlamento e dal soggettivismo assoluto
dalla violenza illustrata
ripartire dall'uomo, dall'unico

Davanti alle fabbriche
insceniamo un teatrino dell'assurdo
all'università portatiamo il volantone
per i militanti duri e puri siamo dei pazzi
i povocatori dei provocatori
troppo giovani per morire
troppo vecchi per vivere

Quello che ci apestava
è l'esperimento criminale dello Stato
 il ringiovanimento
l'annulamneto della personalità
la tabula rasa della memoria
un altra faccia un altro nome
ma sempre la stessa rabbia

venerdì, dicembre 19, 2014

Federico Ferrari L'anarca

 L'anarca. La libertà del singolo tra anarchia e nichilismo di Federico Ferrari

2014, 74 p. mimesis






 http://www.ibs.it

Attraverso i tuoi occhi ho incominciato a vedere, nelle tue parole ho iniziato ad ascoltare. Ho creduto dapprima che il “sì”, l’azione, dovesse mutare il mondo. Ho pensato che fosse necessaria una morale da eroi o da martiri per sconfiggere i gelidi mostri generati dal nichilismo. Ti vedevo sulle montagne, dopo aver rinunciato al titolo di basileus, passeggiare solitario e, dall’alto dei boschi, guardare Efeso dibattersi nella follia del potere. Pensavo alla tua rinuncia, ma non ne comprendevo fino in fondo il senso. Anche quando, in cammino verso il deserto con il tuo bufalo d’acqua, ti apprestavi a varcare il posto di guardia di Hangu e non fare più ritorno, ti guardavo e non capivo. Nemmeno leggendo le tue lettere indirizzate al di là del tempo, dopo il tuo ritiro definitivo dal cuore stesso dell'Impero, nemmeno allora compresi. Pensavo che la salvezza fosse negli altri, nella vita comune, nel sogno di una cosa, nella storia, nell’eredità vivente dell’arte e del pensiero, nei corpi e nel desiderio. Ho lottato e militato su tutti questi fronti e mi sono scontrato, a viso aperto, con i Titani, ma mi hanno schiacciato, spingendomi nella sfera del dolore, in cui tutto scivola su pareti senza appiglio.

Sono rimasto immobile, per anni, guardando nel vuoto, incapace di una reale parola. Sconfìtto e nell’impossibilità di rialzarmi. Non c’era linea da superare in quella sfera claustrofobica. E tu stesso, nonostante la tua forza inaudita, non hai retto e hai dovuto spingerti nella follia, nella conversione, nel suicidio. Nella casa di Weimar, seduto sull’umiliante seggiolone e accudito da tutto ciò che ti faceva orrore; ma anche disperato e alcolizzato nella tua mansarda parigina. Pensavo a quante volte ti eri perso ed eri stato umiliato dal secolo. Io, seduto sulla panchina sotto il grande albero, vegliavo sulla tua tomba nel cimitero di Bergstraße, mentre buffoni di ogni sorta scimmiottavano la tua esistenza, facendo mercimonio del tuo eroismo. Pagliacci, fascisti, tecnocrati, uomini della megamacchina, funzionari dello spettacolo, profeti e apocalittici, neomessianici e post-human. Una coltre umana, troppo umana, alla luce della quale, più che mai, il dolore aumentava e il nichilismo risplendeva. Vedevo mia madre e mio padre attaccati a macchine che ne prolungavano la sofferenza atroce, sotto lo sguardo vuoto di medici al di là della dimensione del senso. Sempre più immobile, guardavo tutto ciò.
Poi, quando la forza del nulla si apprestava a darmi il colpo finale, quel colpo letale da cui non ci si rialza più, ho compreso che non c’era una linea da superare per salvarsi e, soprattutto, ho compreso che quella linea non era dietro il nichilismo, non c’era nessun fronte da oltrepassare. Non era quindi necessario opporre alla forza distruttrice del nichilismo una forza opposta. Non era necessaria alcuna lotta, alcuna battaglia frontale. Non aveva nessun senso l’idea di un superamento della linea del nichilismo.

Dovevo, semplicemente, scartare di lato. La linea ero io, l’anarca.

sabato, dicembre 13, 2014

“Ciò che ti distrugge, non va riparato!”

Ciò che ti distrugge, non va riparato!


Pamphlet per la buona vita

a cura della redazione della rivista Streifzüge (tradotto dal tedesco da Massimo Maggini)

1.
Non si può costruire alcuna alternativa attraverso la politica. La politica non ci aiuta a realizzare le nostre possibilità e capacità: con essa tuteliamo solo gli interessi legati al nostro ruolo nell’ordine esistente. La politica è un programma borghese. Ogni sua mossa ed ogni sua azione è sempre in relazione allo Stato e al mercato. Essa modera la società, il suo medium è il denaro. Segue regole simili a quelle del mercato. Qui come là vi è, al centro, la pubblicità; qui come là ne va della valorizzazione e delle sue condizioni.
Il soggetto moderno ha completamente interiorizzato i vincoli di valore e denaro, non può nemmeno immaginarsi senza di essi. È veramente il “padrone” di se stesso, Signore e servo si incontrano qui nello stesso corpo. La democrazia non significa niente più che l’auto-controllo del ruolo sociale che ci è stato imposto. Dal momento in cui siamo sia contro il governo che contro il concetto di popolo, perché dovremmo essere proprio per il governo del popolo?
Essere per la democrazia, questo è il consenso totalitario, il credo collettivo del nostro tempo. È insieme appello e soluzione. La democrazia viene vista come il risultato finale della storia, che può essere solo migliorato, ma oltre il quale niente più si può dare. La democrazia è parte del regime del denaro e del valore, dello stato e della nazione, del capitale e del lavoro. La parola è vuota , tutto può essere introdotto ed evocato in questo feticcio.
Il sistema politico va sempre più verso lo sfascio. Non si tratta solo di una crisi dei partiti e dei politici, ma di una erosione della politica in tutti i suoi aspetti. Ma è proprio necessaria la politica? Per quale motivo, ma soprattutto a che scopo? Nessuna politica è possibile! Anti-politica significa che gli esseri umani lottano contro i ruoli sociali loro imposti.
2.
Capitale e lavoro non sono in alcun modo antagonisti, sono piuttosto un unico blocco di valorizzazione per l’accumulazione del capitale. Chi è contro il capitale, deve essere contro il lavoro. La professata religione del lavoro è uno scenario di autolesionismo e autodistruzione, nel quale ci troviamo catturati e intrappolati. Il disciplinamento al lavoro è stato ed è uno degli obiettivi dichiarati della modernizzazione occidentale.
Mentre la prigione del lavoro rovina, la fede in esso cresce e diventa fanatismo. È il lavoro che ci rende stupidi e malati. Le fabbriche, gli uffici, i grandi magazzini, i cantieri, le scuole, sono tutte istituzioni di distruzione. Le tracce del lavoro, le vediamo ogni giorno nei volti e corpi.
Il lavoro è la voce principale del consenso. È considerato come necessità naturale ma non è altro che allestimento capitalista dell’attività umana. Essere attivi è un’altra cosa, se non è fatto per i soldi e il mercato, ma come un dono, regalo, contributo, creazione per noi, per la vita individuale e collettiva degli individui liberamente associati.
Una parte significativa di tutti i prodotti e opere serve esclusivamente per la moltiplicazione del denaro, costringendo a tormenti non necessari, sprecando il nostro tempo e minacciando i fondamenti naturali della vita. Alcune tecnologie sono da intendersi solo come apocalittiche.
3.
Il denaro è il feticcio di noi tutti. Non c’è nessuno che non voglia averne. Non lo abbiamo mai deciso noi, ma così è. Il denaro è un imperativo sociale e in nessun modo uno strumento manipolabile. Come una forza che costringe costantemente a calcolare, a spendere, a riscuotere, a risparmiare, a indebitarci, a fare credito, ci umilia e ci domina ora per ora. Il denaro è un inquinante senza pari. La coazione a comprare e vendere è sempre il contrario di ogni liberazione e autodeterminazione. Il denaro ci rende concorrenti, se non nemici. Il denaro mangia la vita. Lo scambio è una forma barbarica di condivisione.
Non è solo assurdo che una miriade di professioni si occupino solo di esso, anche tutti gli altri lavoratori intellettuali e manuali sono in modo permanente impegnati a calcolare e speculare. Siamo macchinette automatiche per il calcolo. Il denaro ci taglia fuori dalle nostre possibilità, ci permette solo quello che è calcolabile secondo l’economia di mercato. Noi non vogliamo che il denaro stia a galla, ma che sparisca.
Merce e denaro non sono da espropriare, ma da superare. Esseri umani, case, mezzi di produzione, la natura e l’ambiente, in breve: niente deve essere una merce! Dobbiamo smettere di riprodurre le condizioni che ci rendono infelici .
Liberazione significa che gli esseri umani fanno pervenire liberamente gli uni agli altri i loro prodotti e i loro servizi. Che essi si relazionano direttamente gli uni agli altri e non si affrontano, come ora, in base ai loro ruoli e interessi sociali (come capitalisti, lavoratori, compratori, cittadini, persone giuridiche, inquilini, proprietari ecc.). Stiamo già ora vivendo momenti liberi dal denaro, come nell’amore, nell’amicizia, nella simpatia, nell’aiuto. Qui ci doniamo qualcosa, mettiamo insieme le nostre energie esistenziali e culturali, senza calcoli. Sentiamo che qui, in alcuni momenti, che non c’è alcun comando, alcuna “Matrix”.
4.
La critica è più che mera analisi radicale, essa desidera la sovversione delle condizioni date. La sua prospettiva cerca di immaginare come i rapporti umani possano divenire tali da non aver più bisogno della stessa critica, l’idea di una società in cui la vita individuale e collettiva possa e debba essere reinventata. La prospettiva senza critica è cieca, la critica senza prospettiva è impotente. “Trasformazione” è esperimento sul fondamento della critica nell’orizzonte della prospettiva. “Ripara ciò che ti distrugge!” non è la nostra formula.
Si tratta di niente di meno che dell’abolizione del dominio, è uguale se questo si manifesta in dipendenza personale o con vincoli strutturali. Non è accettabile che degli esseri umani siano sottoposti ad altri, oppure che siano abbandonati al loro destino o ad anonime strutture. L’auto-dominio, così come l’autocontrollo, non ci riguardano. Il dominio è più che capitalismo, ma il capitalismo è fino ad oggi il sistema di dominio più sviluppato, complesso e distruttivo. La nostra vita quotidiana ne è così condizionata, che riproduciamo capitalismo ogni giorno, ci comportiamo come se non ci fossero alternative.
Siamo bloccati, soldi e valore si attaccano al nostro cervello e intasano i nostri sentimenti. L’economia di mercato funziona come una grande “Matrix”. Negarla e superarla è il nostro obiettivo. Una vita buona e appagante presuppone la rottura con il capitale e il dominio. Non si dà alcuna trasformazione delle strutture sociali senza il cambiamento delle nostra basi mentali, e nessun cambiamento delle basi mentali senza il superamento delle strutture sociali.
5.
Noi non protestiamo, per ciò da cui siamo già fuori. Noi non vogliamo reinventare la democrazia e la politica. Noi non lottiamo per l’uguaglianza e la giustizia, e non ci affidiamo ad alcun libero arbitrio. Non vogliamo neanche puntare sullo stato sociale e sullo stato di diritto. E di certo non vogliamo andare in giro a spacciare valori. Alla domanda su quali siano i valori di cui noi abbiamo bisogno, è facile rispondere: nessuno!
Noi siamo per la totale svalorizzazione dei valori, per la rottura con il repertorio degli schiavi – generalmente denominati “cittadini”. Questo status è da respingere. Idealmente abbiamo già licenziato il rapporto di dominazione. La rivolta , che abbiamo in mente, rassomiglia ad un salto paradigmatico.
Dobbiamo uscire dalla gabbia della forma borghese. Politica e Stato, democrazia e diritto, nazione e popolo sono forme immanenti di dominazione. Per la trasformazione non ci sono categorie né partiti, nessun soggetto e nessun movimento.
6.
Si tratta della liberazione del tempo della nostra vita. Solo così è possibile più agio, più piacere, più felicità. Buona vita significa avere tempo. Abbiamo bisogno di più tempo per l’amore e l’amicizia, per i bambini, per riflettere o oziare, ma anche per occuparci intensamente ed in modo eccessivo di ciò che ci piace. Noi siamo per il dispiegamento a tutto tondo del godimento.
Vita liberata significa dormire più a lungo e meglio, e soprattutto anche dormire più spesso e più intensamente l’uno con l’altro. Nell’unica vita ne va della buona vita, l’esistenza deve avvicinarsi ai desideri, i bisogni sono da spingere indietro e il gradevole da ampliare. Il gioco e la gioia, in tutte le loro varianti, richiedono tempo e spazio. La vita deve cessare di essere la grande assente .
Non vogliamo essere quello che siamo costretti ad essere
***
pubblicato nel sito web di Streifzüge
http://www.streifzuege.org/2014/ci-che-ti-distrugge-non-va-riparato

venerdì, dicembre 05, 2014

Walter Simonetti La condanna del silenzio

mercoledì, dicembre 03, 2014

Angeli caduti



Ero su un tetto di un vecchio palazzo
insieme ad un amico
avevo delle ali di cartone
legate sulla schiena
credevo e fingevo di essere un uccello rapace
che spiccava il volo
col sangue pieno di acido lisergico
cercavo scalpore trovavo indifferernza
dalla moltitudine solo urla indistinte
"Buttati! falla finita, criminale!"

La visione di un santo eretico
ci portò al salto improvviso
dieci metri sotto di noi
sembravamo spacciati 
ma qualcuno, qualcosa ci teneva
per le braccia
il volo dell'angelo caduto
la leggenda del RE pescatore
siamo il frutto di esperimenti
siamo il frutto di macchinazioni

siamo il frutto della violenza dello Stato
siamo agenti provocatori
che sono diventati lavori sporchi

ma non sanno loro come farla finita
la legge del Karma
la violenza che fai un giorno ritornera contro di te
sono stato vittima e carnefice
un angelo caduto

Mi contraddico, cammino al buio
un uomo solo
con la vita fatta a pezzi
 non solo dalla finanza ma da tutto il resto
dell'umana società
questa storia ci dice che siamo tutti in vendita
e chi parla per valori parla per il nulla
del denaro
fatto con la merce dell'infamia e dell'ipocrisia
solo la forza primordiale che sta dentro di noi, l'anarchia ci può salvare!