I NUOVI ANTISEMITI
Dentro l’ultrasinistra europea: l’inchiesta di Nora Bussigny
Cosa succede quando l’antisionismo militante smette di essere soltanto critica politica allo Stato di Israele e, secondo chi indaga questi ambienti, comincia a sovrapporsi a stereotipi, ostilità e retoriche antisemite?
È la domanda al centro di I nuovi antisemiti. Inchiesta di un’infiltrata nelle fila dell’ultrasinistra, di Nora Bussigny.
Bussigny sceglie la strada dell’inchiesta sul campo. Entra negli ambienti militanti, segue manifestazioni, frequenta incontri e mobilitazioni, osserva università e associazioni e raccoglie testimonianze tra Francia, Belgio e Stati Uniti.
Il libro attraversa alcuni dei territori politicamente più incandescenti dopo il 7 ottobre 2023: attivismo propalestinese, femminismo, movimenti LGBT, ambienti decoloniali, università, social network e organizzazioni della sinistra radicale.
I titoli dei capitoli mostrano chiaramente la direzione dell’indagine:
“Trans per la Palestina”
“Attivisti LGBT pro-Hamas finanziati con denaro pubblico”
“Femministe, 7 ottobre e terrorismo”
“La prova attraverso la Palestina”
“Gli influencer del caos”
“Dalla Columbia a Sciences Po, la generazione ‘intifada’”
“Dalla scuola alle aule universitarie”
“Da Strasburgo a Bruxelles, l’islamismo alla luce del sole”
“Ritorno al cuore delle lotte decoloniali”
“Wikipedia o la manipolazione sotto pseudonimo”
“Il terrorismo alleato del femminismo”
“L’ossessione ebraica di Rima Hassan”.
L’autrice sostiene di individuare un processo di convergenza tra settori dell’ultrasinistra, attivismo decoloniale, radicalismo antisionista e, in alcuni contesti descritti nel libro, ambienti islamisti.
È una tesi forte e controversa.
Proprio per questo il libro merita di essere letto distinguendo attentamente tre cose che nel dibattito pubblico vengono troppo spesso confuse:
la critica alle decisioni del governo israeliano;
l’antisionismo;
l’antisemitismo.
Non sono automaticamente sinonimi.
La domanda posta dall’inchiesta è piuttosto se, e in quali circostanze, il secondo possa trasformarsi nel terzo.
Uno dei luoghi centrali dell’indagine è l’università. Bussigny passa dalla Columbia University a Sciences Po, descrivendo quella che definisce una nuova generazione militante formatasi politicamente intorno a Gaza e all’“intifada”.
Ma il percorso non termina in Francia.
L’edizione italiana comprende anche una sezione dedicata al nostro Paese, significativamente intitolata:
“La meccanica dell’odio: il caso italiano”.
È qui che il libro diventa particolarmente interessante per il lettore italiano: il fenomeno descritto dall’autrice non viene presentato come esclusivamente francese, ma come parte di un conflitto culturale e politico europeo molto più vasto.
Si può concordare o dissentire dalle interpretazioni di Bussigny.
Ma il problema che il libro pone resta aperto:
dove termina la solidarietà con i palestinesi e dove può cominciare l’ostilità verso gli ebrei?
E soprattutto:
siamo ancora capaci di riconoscere l’antisemitismo quando cambia linguaggio, ambiente politico e simboli?
I nuovi antisemiti non è un libro neutrale: è un’inchiesta con una tesi dichiarata, costruita attraverso immersione, testimonianze e osservazione militante.
Proprio per questo va letto criticamente.
Non per sostituire uno slogan con un altro.
Ma per entrare nel punto in cui le parole — Israele, Palestina, sionismo, antisionismo, antisemitismo, resistenza — smettono di essere semplici etichette e diventano terreno di conflitto.
Leggere. Verificare. Discutere.
Prima di scegliere lo slogan.



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